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Less is Home. Antropologie dello spazio domestico
2014
Per due milioni di anni abbiamo vissuto a contatto con il fuori, non nel buio delle grotte, ma in luoghi intermedi tra il chiuso e l’aperto: spalle alla roccia, occhi nella valle. Pochi secoli di civiltà industriale e di urbanesimo soffocante ci hanno abituato a vivere in scatole da scarpe. Tutto l’abitare va ripensato da qui, dalla constatazione che eravamo fatti per praterie e foreste, che ci piaceva e ancora ci piace vivere nell’aperto, che facevamo case temporanee, leggere, che avevamo di meno e immaginavamo di più. Sono le esperienze più estreme, quelle del limite e del lontano, che hanno qualcosa da dire sul fare casa oggi: capanne, bivacchi, tende, rifugi, ripari di fortuna, un’archi…
La stanza e la città
2020
Scrivere della propria esperienza dell'abitare nella costrizione provocata dalla pandemia mette insieme pensieri che fra loro possono stridere come due lamiere che improvvisamente e con violenza arrivano al contatto. Si sprigiona una scintilla fra immagini contrapposte. Per dare forma a queste due figure si richiama una poesia intitolata "Prospettiva" di Wislawa Szymborska e un breve ricordo del padre di Georges Simenon. I due testi mettono insieme le sensazioni opposte che ognuno di noi ha vissuto a casa in questo periodo. Un attimo del presente e un ricordo vissuto del passato remoto.
Laboratorio Pandemia. Genere, riproduzione, spazio domestico
2021
Mettendo al lavoro il metodo di una critica femminista che parte da Marx per andare oltre, Claudia Borgia e Gabriella Palermo guardano alle trasformazioni della sfera riproduttiva accelerate dalla pandemia. Richiamano un processo complessivo di ristrutturazione della riproduzione che investe lo spazio domestico e il suo esterno, il lavoro salariato e quello non retribuito. Nella complessità delle trasformazioni in atto, scelgono di indagare due aspetti specifici: «le implicazioni politiche e sociali di una pandemia del tutto scaricata sui cosiddetti lavori essenziali» e «le conseguenze del doppio carico di lavoro sulle spalle delle donne, divenuto estenuante». A partire da qui individuano a…
Mulhouse : la Cité Manifeste - habitat operaio e nuove politiche di sviluppo
2008
Dalla corte chiusa all'edificio a densità variabile. Trasformazioni progressive di un impianto
2003
Il saggio propone una genealogia della forma urbana a blocco con corte interna, prima chiusa, poi aperta, per residenze e servizi in comune dal XIX sec. ai nostri giorni.
I molteplici spazi della narrazione
2022
La casa è certamente uno dei più frequentati mondi narrativi: quadro della propria sicurezza privata, luogo privilegiato delle memorie familiari è in grado di intercettare le dimensioni identitarie. […] ma è anche la regione dell’immaginazione e del futuro dove si attiva un processo incessante di creazione di significato. (Pizzocaro 2013) Il tema degli “spazi narrativi” è stato focalizzato a partire da alcune riflessioni sul lavoro di A. M.Fundarò, ed è il fil rouge che collega idealmente anche diverse esperienze: ricerche e riflessioni teoriche inerenti gli spazi museali e gli eventi temporanei, lo spazio-tempo della storia, la scena teatrale, lo spazio domestico, la multidimensionalità de…
Nel labirinto dell'ordinario. Perché rileggere "L'invention du quotidien"
2012
L’invention du quotidien è l’opera di Michel de Certeau più conosciuta da chi si occupa della casa e della città, dei loro abitanti, del disegno e del destino dello spazio domestico e urbano. L’organizzazione in due tomi concentra nel primo l’apporto di Certeau alla definizione dell’orizzonte teorico e metodologico, la scelta e la definizione dei terreni concreti di indagine. Il secondo, opera di P. Mayol e L. Giard, sviluppa i temi dell’abitare e del cucinare, riportando il corpus di due lunghe indagini elaborate sulle relazioni di una famiglia del quartiere della Croix Rousse a Lione con lo spazio urbano, e sulle tattiche della popolazione femminile francese nella preparazione dei pasti f…
De l’habitat au logement : Thèmes, procédés et formes dans la poétique architecturale de Roland Simounet
2006
C’est à partir de la deuxième moitié du XX siècle que les architectes considèrent les modes de vie comme enjeux marquants la conception. Cependant, bien avant que la théorie architecturale entérine le recours au populaire comme source d’inspiration, avant même que les codes de l’architecture participationniste soient établis, l’oeuvre de Roland Simounet, et notamment sa formation, accomplie au tournant des années 1950, témoignent des modalités de définition d’une nouvelle approche à la conception du logement dans ses relations à l’habitat. Depuis la contribution fournie par Simounet en 1953 à la Grille du groupe Alger du IX CIAM (l’Habitat pour le plus grand nombre), où le jeune concepteur …